Tumore del colon retto: è il più diffuso in assoluto, ma anche quello che si può più curare

Il tumore del colon retto è il più diffuso in assoluto nell’uomo ed è il secondo nella donna. Ogni mille persone due hanno questa malattia, una malattia che è ancora in forte aumento, ma che nonostante questo non è la prima causa di morte per tumore (triste primato che spetta ai tumori del polmone e del pancreas che però sono molto meno diffusi).

Di questa patologia si è parlato nel primo degli incontri, promossi dalla Fondazione Giovanni Paolo II a Campobasso, inseriti in un ciclo di seminari che ha preso il via oggi e che terminerà in primavera. Relatore è stato il professor Giovan Battista Doglietto, piemontese, direttore del Dipartimento di Scienze Chirurgiche della Cattolica.

«Tra tutti i tipi di tumore – ha spiegato Doglietto – quello al colon retto è quello più curabile: si può guarire in una percentuale estremamente importante dei casi. E’ molto facile infatti fare una diagnosi preventiva e precoce». Questa avviene attraverso la colonscopia. «Una persona sui 45-50 anni – ha sottolineato l’esperto – la dovrebbe fare e, se proprio non vuol fare una colonscopia, deve eseguire un test del sangue occulto nelle feci». Soggetti a rischio sono anche tutti coloro che hanno avuto casi di questa patologia in famiglia: «In questo caso oggi è veramente da struzzi, che mettono la testa  sotto la sabbia, non fare una colonscopia intorno ai  40 45 anni. E’ importantissimo – ha aggiunto Doglietto – perché il tumore del colon non nasce come tumore, ma nasce come polipo. Quindi è una cosa benigna che può essere curata e guarita senza fare l’intervento chirurgico e cioè portando via il polipo direttamente quando si fa la colonscopia. E’ chiaro che se ce lo teniamo in due o tre anni può crescere e diventare una cosa maligna». All’incontro con Doglietto si sono iscritte cento persone e sono andati esauriti tutti i posti a disposizione. Soddisfatto dunque il professor Camillo Cavicchioni, il direttore del Dipartimento di Oncologia della Fondazione Giovanni Paolo II, organizzatore del seminario.

«Ho pensato di organizzare questo ciclo di incontri – ha voluto sottolineare Cavicchioni – in consonanza con quelle che sono le finalità della nostra Fondazione e di incentrare questi seminari su quelle che sono le patologie oncologiche di pertinenza chirurgica che sono più comuni e che vengono trattate con modalità che adesso stanno diventando multimodali e integrate. Nel senso che, oltre alla chirurgia, abbiamo oggi altre armi che possono essere impegnate e che hanno fatto molto evolvere la possibilità sia di diagnosi che di cura di queste malattie». Cavicchioni infine ha spiegato perché ha deciso di aprire il ciclo di incontri occupandosi proprio del tumore del colon retto: «Perché proprio in questa patologia la possibilità di integrazione del trattamento chirurgico con il trattamento radioterapico e chemioterapico ha consentito numerosi progressi negli ultimi 15 anni. E’ inoltre un tipo di tumore nel quale il gruppo che fa capo soprattutto al policlinico Gemelli, ma c’è una parte della casistica che è riferita proprio a questo centro di Campobasso, ha una delle casistiche più importanti anche a livello mondiale».

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